Laudatio di Andreas
J. G. Mickel, Presidente dell’Associazione Italo-Tedesca di Lippe-Detmold per
l’attribuzione del Premio Culturale 2010 della VDIG a Castiglioncello (Li)
Caro
Vittore Bocchetta,
Signore
i signori,
con
profonda emozione ma anche molto felice, ho oggi il grande piacere di poter fare
questo discorso o meglio questa laudatio alla vita di Vittore Bocchetta.
Qualcuno
si domanderà, che è Vittore Bocchetta?
Per
noi in Germania, soci delle diverse Associazioni Italo-Tedesche, Vittore
Bocchetta non è uno sconosciuto. Abbiamo sentito il Presidente della VDIG, il
Signor Boesken, che ci ha parlato dell’artista Vittore Bocchetta, e conosciamo
le sue esposizioni in varie città tedesche, come Potsdam, Kassel, Weimar,
Wolfsburgo, Lüdenscheid, o anche da noi a Detmold. L’artista Vittore
Bocchetta…
Ma
accanto all’artista c’è anche la persona Vittore Bocchetta, inseparabile
dall’artista Vittore Bocchetta.
La
vita di Bocchetta comincia a Sassari quasi 92 anni fa, ma già all’età di 14
anni si trasferì con la famiglia a Verona,
- la sua Verona -, come usa dire.
Nel
1939 comincia la sua carriera di insegnante, una carriera che culminerà poi con
una cattedra per letterature comparate all’Università di Chicago negli Stati
Uniti.
Ma
restiamo prima a Verona. E qui che cominciarono nel 1941 i suoi problemi con
l’Italia fascista…
Le
sue idee libertarie lo portano ad essere segnalato alle autorità fasciste e
comincia a frequentare un gruppo di antifascisti.
Dopo
l'occupazione di Verona da parte dei tedeschi, Bocchetta contribuisce il 9 settembre 1943 alla fuga di diverse centinaia di militari italiani tenuti prigionieri
dai nazisti nella caserma del Genio "Carlo Montanari” a Verona.
Nel
novembre dello stesso anno viene arrestato insieme ad altri componenti di un
gruppo di antifascisti nella provincia di Verona. Condotto e detenuto nella sala
cinematografica della palazzina Corridoni, trasformata in quartier generale
della polizia federale fascista´.
Bocchetta
viene rilasciato nel febbraio 1944 ed entra a far parte come indipendente nel
primo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) provinciale di Verona insieme ad
altri, tra cui membri del partito
d'azione, liberali,
comunisti, socialisti ed anarchici. Anche qui si mostra il suo carattere
decisivo nella sua vita: lo spirito libero.
Vittore
Bocchetta ha giusto il tempo per laurearsi a Firenze nel maggio 1944 quando
viene nuovamente arrestato dai fascisti il 4 luglio 1944. In quei giorni vengono
anche arrestati quasi tutti i componenti del gruppo. Viene trasportato in una
caserma dove per due settimane sarà interrogato e torturato dai fascisti. Da lì
è poi consegnato ai tedeschi e
trasferito prima nel carcere degli Scalzi a Verona e poi nelle celle ricavate
nei sotterranei di un palazzo dell'Istituto Nazionale Assicurazioni, che era
diventato sede del servizio segreto
delle SS.
– Mi ricordo di avere visitato questo edificio qualche anno fa con Vittore
Bocchetta, e sono rimasto molto costernato quando ho letto nella cantina su una
delle porte “Für unsere ausländischen Gäste (per i nostri ospiti stranieri)!”
Dunque in questo edificio Vittore Bocchetta fa la conoscenza di altri
prigionieri dei nazisti catturati durante missioni militari segrete.
Insieme
a loro, a sei compagni del CLN e ad altri otto prigionieri è trasferito al campo di
transito di Bolzano .
Un campo recintato col filo spinato, perché riservato ai prigionieri politici
considerati più pericolosi.
All’inizio
di settembre 1944 Vittore Bocchetta viene deportato in Germania su un convoglio
ferroviario di carri bestiame ed è immatricolato il 7 settembre 1944 nel campo di Flossenbürg
con il triangolo
rosso. Terminato
il periodo di quarantena, Vittore Bocchetta è destinato al sottocampo di Hersbruck dove viene impiegato in lavori forzati di scavo.
Vedendo
morire già nei primi mesi i suoi compagni lui riesce a sopravvivere per una
serie di circostanze fortunate:
la
sua età relativamente giovane (26 anni) e un po’ d'aiuto da persone diventate
amiche.
Quando
nei primi giorni di aprile 1945, con l'avvicinarsi delle forze angloamericane,
il campo di Hersbruck viene evacuato dai tedeschi,- tutti i deportati
sopravvissuti sono trasferiti verso la Baviera meridionale con le cosiddette marce della morte.
Durante
una delle tappe, in prossimità dl villaggio di Schmidmühlen,
Vittore Bocchetta riesce a fuggire insieme ad un deportato francese e si
nasconde in un campo di prigionieri di guerra alleati, lasciato ormai dai
tedeschi. Definitivamente liberato dagli Americani nel maggio 1945, rientra
finalmente in Italia nel giugno 1945.
Le
speranze però di chi come Vittore Bocchetta aveva lottato per la libertà e la
giustizia sono già dall’inizio deluse e per questo entra presto in dissidio
con la politica dei partiti che gli rimprovera la sua scelta di restare
indipendente. Una scelta, che gli creerà anche difficoltà nella ricerca di
lavoro.
Nel
giugno 1947 esprime pubblicamente con una lettera al giornale di Verona il suo
dissenso su un episodio di intolleranza e violenza nei confronti di
simpatizzanti del Fronte
dell'Uomo Qualunque.
Successivamente anche lui è percosso, insultato ed emarginato e si decide per
l'esilio.
Vittore
Bocchetta parte per Buenos Aires nel gennaio 1949 come corrispondente per il
giornale veronese L'Arena. Ma siccome in Argentina i suoi titoli accademici non
gli sono riconosciuti, trova occupazione in una fabbrica di ceramica dove apprenderà alcune delle tecniche che utilizzerà in seguito nella
sua attività di scultore.
Ed
è lì che scopre per la prima volta il suo talento nel modellare l'argilla e
crea piccole statuette da collezione che riscuotono un buon successo commerciale,
ma l'instabilità politica legata al regime di Perón
lo induce a lasciare l'Argentina nel 1954 per andare in Venezuela. Lì riprende
ad insegnare, ma anche a dipingere, crea modelli in scala, schizzi e progetti
per alcuni dei monumenti per il parco memoriale nella capitale Caracas.
Però
anche in Venezuela il clima politico e sociale in questi anni non è favorevole.
Durante un soggiorno negli Stati Uniti apprende del colpo di stato del gennaio
1958 e decide di non rientrare a Caracas, abbandonando là ogni sua opera.
Adesso
ritrovandosi negli Stati Uniti senza conoscere l'inglese e senza che i suoi
titoli e le sue referenze siano inizialmente apprezzati, Bocchetta decide di
riprendere gli studi ed ottiene un primo incarico di insegnamento dello spagnolo.
E comincia a scrivere.
Tra
il 1963 e il 1967 è autore o coautore di un dizionario Italiano-Inglese
tascabile e di dizionari di Italiano-Inglese e Latino-Inglese che saranno
pubblicati in varie edizioni e ristampe fino al 1985.
Insegna
spagnolo, letterature comparate e italiano alla Loyola
University Chicago.
Riprende anche il suo lavoro artistico con la produzione di statuette commerciali e finalmente passa alle
sculture di dimensioni maggiori, come la statua del Daedalus (che creó
nel 1964) che lui stesso considera la sua prima vera e propria opera d'arte.
Alcune delle sue sculture fanno parte oggi della collezione permanente del Chicago Public
Library Cultural Center.
Inoltre
pubblica due saggi sulla letteratura dell'età d'oro rinascimentale latina e
spagnola ed uno sul pensiero filosofico occidentale del ventesimo secolo.
I
pensieri del Rinascimento come vedremo ancora, hanno un grande ruolo nella sua
vita.
Dalla
metà degli anni 80 in poi Vittore Bocchetta trascorre ogni anno alcuni mesi a
Verona. Lavorando lì su progetti
letterari e artistici che hanno l'obiettivo di "limare e difendere le sue memorie". La prima opera di
tale periodo è Cipresso, un obelisco di acciaio inox di oltre 7 metri.
È un monumento in ricordo dei sei giovani
che il 17 luglio 1944 assaltarono il carcere degli Scalzi per liberare dai nazifascisti il
sindacalista e politico Giovanni Roveda.
La scultura inaugurata il 25 aprile 1988, anniversario
della liberazione dell'Italia dai nazifascisti,
si trova proprio nel terreno dove si trovava il carcere.
Nel
1989, Vittore Bocchetta si trasferì definitivamente a Verona e pubblica la
prima edizione dell'opera autobiografica sul periodo 1940-1945, che rivedrà e
correggerà più volte in seguito alla scoperta di nuovi documenti.
Nel
1991 ne pubblica l'edizione inglese “Eye
of the eagle” e nel 2003 quella tedesca “Jene verdammten fünf Jahre”.
L'opera
costituisce anche la trama dei film documentari Spiriti liberi, 1941-1945,
Ribelli a Verona prodotto dal Comune di Verona e presentato il 24 aprile
2004 al Palazzo della Gran Guardia
e Wider das Vergessen (Non Dimenticare) diretto dal regista tedesco Claus Dobberke
e presentato dall’Associazione Brandenburghese degli Amici d’Italia Il Ponte
di Potsdam al Museo del Cinema di Potsdam il 27 gennaio
2007, Giorno della
Memoria.
Nel
tempo seguente Vittore Bocchetta si impegna nella difesa della memoria della
Resistenza con discorsi ufficiali, incontri nelle scuole, articoli su giornali e
riviste.
Nel
1995 pubblica un saggio dal titolo “Aspirina per Hitler” sul coinvolgimento
dell'industria chimico-farmaceutica tedesca nel nazismo e sulla sua sostanziale
impunità in seguito al processo di
Norimberga del 1947-1948.
Dal
2001 Vittore Bocchetta viaggia ripetutamente in Germania dove viene fondato con
il suo aiuto l'associazione Freundeskreis Vittore Bocchetta Non Dimenticare
che promuove la sua partecipazione a varie iniziative come testimone e vittima
del periodo nazista. Dal 2003 al 2006 come all’inizio già detto oggi, le
opere di Vittore Bocchetta sono esposte in varie città tedesche con una mostra
itinerante.
L'8
maggio 2007 partecipa allo scoprimento della sua scultura Ohne Namen (Senza
nome) nel sito del campo di sterminio di Hersbruck, il quale aveva per
miracolo sopravissuto.
Vorrei
finire qui il mio riassunto della vita di Vittore Bocchetta, naturalmente ci
sarebbe da dire ancora molto, ma mi è anche importante parlare un poco del
personaggio Vittore Bocchetta. Secondo me un uomo del Rinascimento, un grande
spirito libero! Perché uomo del
Rinascimento?
Perché,
anche dopo le amare esperienze nelle sua vita, il Rinascimento è vissuto
da Vittore Bocchetta, come un'età di cambiamento e lui matura un nuovo modo di
concepire il mondo e sé stessi,
sviluppando le idee dell'umanesimo
nell’ambito letterario e portandolo a influenzare per la
prima volta anche le arti figurative e la mentalità corrente. Il singolo
individuo dunque secondo lui verrebbe ormai visto come un soggetto unico in
tutto, il creato, in grado di autodeterminarsi e di coltivare le proprie doti,
con le quali potrà vincere la Fortuna (nel senso latino di "sorte")
e dominare la natura modificandola.
Vittore
Bocchetta è il simbolo della valorizzazione di tutte le potenzialità umane
alla base della dignità dell'individuo e con il rifiuto della separazione tra
spirito e corpo:
Vale
a dire Per lui la ricerca del piacere e della felicità mondana non è più
rivestita di colpevolezza e disonestà, ma anzi elogiata in tutte le sue forme.
Ed è per questo che lui dà nuovi valori alla dialettica,
allo scambio di opinioni e informazioni ma anche al confronto. Vittore Bocchetta
incarna per me come nessun altro il motto: homo
faber ipsius fortunae… l'uomo è artefice della propria sorte, dunque l'uomo
come "libero e sovrano artefice di se stesso",
Gentili
Signori, permettetemi di finire questo discorso anche con qualche parola
personale,
caro
Vittore, noi due ci conosciamo dal novembre del 2001, quando venisti da noi la
prima volta a Detmold, per il simposio da Fossoli a Ausschwitz, come testimone
di questo brutto periodo della nostra storia comune …io dovevo fungere da
interprete.
Venne
il giorno del nostro incontro, - ed io avevo una paura matta di fare errori,
non
errori di traduzione.. questi sono normali, ma errori di comportamento, di
atteggiamento forse, le cose che non si dicono, di cui non si parla, argomenti
che non si toccano etc…
anche
perché onestamente non mi ero mai veramente occupato di questo brutto periodo
della storia italo-tedesca. Ma chi incontro in quel giorno?
incontro
un uomo che mi fa un grande sorriso, certo molto colto ma con il cuore al posto
giusto, e aperto a tutte le discussioni, critico degli altri ma anche senza
risparmiare se stesso, - vale a dire “lo spirito libero” nel migliore senso
della parola…
e
da questo giorno, da questo incontro che è stato per me sicuramente uno dei piu
impressionanti incontri nella mia vita, siamo legati in amicizia..
ed
è per questo che ti voglio ringraziare personalmente
Grazie Vittore